A distanza di quasi diciassette anni dal sisma del 6 aprile 2009, che ha segnato profondamente la città dell’Aquila e ha aperto una lunga stagione di calamità naturali e crisi diffuse nel nostro Paese e oltre i confini nazionali, il percorso di riflessione avviato con i Convegni Nazionali su Il Terremoto dell’Anima giunge alla sua terza tappa, consolidando un’esperienza di pensiero e di prassi ormai riconosciuta a livello nazionale.
Dopo il Primo Convegno del 2019 e il Secondo Convegno Nazionale del 2023, dedicato alla Pastorale samaritana come risposta integrale al dolore delle popolazioni colpite da calamità, il Terzo Convegno Nazionale intende approfondire il tema della comunità ferita, ponendo al centro gli effetti post-traumatici generati sia da catastrofi naturali sia da eventi bellici, e interrogandosi sulle forme di accompagnamento, cura e ricostruzione dei legami sociali, spirituali e culturali.
Il titolo scelto richiama una consapevolezza maturata negli anni: il trauma non riguarda solo le persone direttamente colpite, ma investe l’intero tessuto comunitario, generando ferite visibili e invisibili che attraversano famiglie, istituzioni, comunità ecclesiali, sistemi educativi e sanitari. In questo quadro assume un ruolo decisivo anche la comunicazione, chiamata a essere strumento di verità, responsabilità e prossimità, capace di contrastare semplificazioni, silenzi e narrazioni distorte del dolore.
Nel solco tracciato dal Cardinale Giuseppe Petrocchi, ispiratore di questo percorso e che nel suo decennio aquilano ha posto al centro del ministero episcopale la pastorale samaritana e la pastorale dell’emergenza, il Terzo Convegno si inserisce in una riflessione già avviata nei precedenti appuntamenti, in cui sono stati evidenziati i cosiddetti “sciami problematici” e i “traumi sommersi”.
Il Convegno ribadisce che la risposta alle emergenze non può esaurirsi nella fase immediata del soccorso, ma deve tradursi in percorsi strutturati di accompagnamento, fondati su una pastorale dell’emergenza, su una formazione qualificata degli operatori e su una comunicazione eticamente responsabile.
IL CONVEGNO
Il Terzo Convegno Nazionale, organizzato dalla Chiesa aquilana in collaborazione con Caritas Italiana, con l’Ufficio Diocesano per la Pastorale dell’Emergenza dell’Arcidiocesi dell’Aquila e con la Scuola di Alta Formazione in Etica dell’Emergenza, attiva presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Fides et Ratio” di L’Aquila, si svolgerà sabato 28 marzo 2026, presso la Sala Ipogea del Palazzo dell’Emiciclo, dalle ore 8:30 alle ore 13:30.
Il Convegno vedrà la partecipazione di rappresentanti autorevoli del mondo ecclesiale, istituzionale, accademico, sanitario, educativo e della comunicazione, configurandosi come un luogo di confronto interdisciplinare sulle ferite lasciate dalle catastrofi e sulle possibilità di rigenerazione delle comunità.
I lavori saranno moderati da don Daniele Pinton, Direttore dell’Ufficio Diocesano per la Pastorale dell’Emergenza e Preside dell’ISSR “Fides et Ratio” di L’Aquila e Giornalista Pubblicista.
Dopo i saluti istituzionali di Mons. Antonio D’Angelo, Arcivescovo Metropolita di L’Aquila, di Marco Marsilio, Presidente della Regione Abruzzo, di Roberto Santangelo, Assessore regionale alla Cultura, Formazione e Welfare e di Pierluigi Biondi, Sindaco dell’Aquila, il Convegno entrerà nel vivo con una serie di relazioni e comunicazioni che offriranno una lettura integrata del trauma, delle sue conseguenze e delle possibilità di cura e di ricostruzione.
GLI INTERVENTI
La Relazione introduttiva sarà affidata al Cardinale Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo Metropolita di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, che proporrà una riflessione di ampio respiro sul significato umano ed ecclesiale della cura delle comunità ferite, nel contesto delle crisi contemporanee, segnate da guerre, migrazioni forzate e vulnerabilità diffuse.
Seguirà la Relazione del Cardinale Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo Emerito dell’Aquila, dedicata a “La Pastorale dell’Emergenza. Elementi costitutivi di un percorso ecclesiale”, nella quale verrà delineato un modello di intervento stabile e strutturato della Chiesa, maturato a partire dall’esperienza aquilana e oggi proposto come riferimento per altri territori colpiti da calamità e conflitti.
La prima comunicazione sarà affidata al Prof. Giancarlo Cursi, sociologo e docente dell’Università Pontificia Salesiana, che presenterà “All’Aquila, un crocevia di giovani storie che danno senso al dolore e disegnano scenari di speranza”. A partire da un’indagine condotta in modo capillare con i referenti delle diverse realtà presenti sul territorio aquilano, l’intervento offrirà una lettura sociologica e narrativa del trauma, con particolare attenzione al ruolo dei giovani e alla capacità delle comunità di trasformare la sofferenza in risorsa generativa.
La formazione come leva strategica per la resilienza sarà al centro della relazione del Colonnello Alessandro Tassi, Capo Dipartimento Formazione Avanzata del Centro per la Formazione Logistica Interforze (CASD), che illustrerà come percorsi formativi strutturati possano rafforzare la capacità delle organizzazioni e delle comunità di affrontare e gestire situazioni di crisi ed emergenza.
Seguirà l’intervento dell’Avv. Maurizio Scelli, Direttore dell’Agenzia Regionale di Protezione Civile per l’Abruzzo, che presenterà “Semi di resilienza. Percorsi educativi multirischio per bambini e adolescenti: dalla ferita al protagonismo sociale”, mettendo in luce il valore educativo e civico della prevenzione e della partecipazione attiva delle nuove generazioni.
I lavori del Terzo Convegno Nazionale su Il Terremoto dell’Anima si concluderanno con una comunicazione dedicata in modo particolare ai temi della preparazione, della gestione delle emergenze e della comunicazione del rischio. Il Prof. Franco Marinangeli, Referente Sanitario Regionale per le Emergenze – Regione Abruzzo, Direttore del Dipartimento Emergenza e Accettazione dell’ASL 1 Abruzzo e Coordinatore del Master “Emergenza e maxiemergenza in area critica” dell’Università degli Studi dell’Aquila, interverrà su “Dai disastri del passato alla cultura del futuro: la preparazione alle emergenze e alle maxiemergenze”, offrendo una riflessione che intreccia esperienza sanitaria, formazione accademica e responsabilità comunicativa.
Le conclusioni del Convegno riaffermeranno la necessità di una alleanza stabile tra Chiesa, istituzioni, mondo scientifico e informazione, nella consapevolezza che la ricostruzione più complessa e duratura è quella che riguarda l’anima delle comunità.
Spiegazione dell’immagine Terzo Convegno Terremoto dell’Anima
L’immagine si presenta come una composizione fortemente simbolica, costruita su uno sfondo neutro e scuro che richiama la superficie di una pietra o di un terreno arido e materico. Non vi sono elementi paesaggistici riconoscibili né riferimenti a luoghi o contesti specifici: lo spazio visivo è volutamente astratto, quasi sospeso, per concentrare l’attenzione sul messaggio centrale.
Al centro della scena si apre una crepa profonda, simile a una frattura sismica. Essa attraversa il suolo con un andamento irregolare, suggerendo l’idea di una ferita reale, di una rottura che ha spezzato un equilibrio precedente. La crepa non appare però violenta o distruttiva: è sottile, definita, quasi delicata, come se rappresentasse una lacerazione interiore più che un crollo materiale.
Da questa fenditura non emerge oscurità, ma al contrario una luce intensa e calda. Il bagliore dorato che si sprigiona dal suo interno illumina l’ambiente circostante e crea un forte contrasto con il fondo scuro. La luce non è statica: sembra vibrare e salire verso l’alto sotto forma di scintille e fili luminosi, richiamando simbolicamente la tecnica del kintsugi, l’arte giapponese di riparare le crepe con l’oro. Ciò suggerisce che la frattura, pur rimanendo visibile, può trasformarsi in un punto di forza e di rinascita.
Intorno alla crepa sono disposte alcune piccole figure stilizzate che si tengono per mano. Non hanno tratti individuali: sono sagome essenziali, prive di dettagli, proprio per rappresentare l’umanità nel suo insieme. La loro posizione circolare e il gesto del tenersi uniti comunicano un forte senso di comunità e solidarietà. Non fuggono dalla ferita, non la ignorano: si dispongono accanto ad essa, quasi ad abitarla e a custodirla insieme.
L’immagine esprime così un significato profondo: la ferita esiste, è riconosciuta e visibile, ma non costituisce l’ultima parola. Al contrario, diventa luogo di incontro, di luce e di relazione. La comunità non nega il trauma, bensì lo attraversa e lo trasforma in occasione di legame e di speranza.
In questa prospettiva visiva trovano piena corrispondenza i temi richiamati nel testo di partenza: la comunità ferita, i traumi sommersi, la resilienza e una pastorale capace di farsi “samaritana”, cioè vicina e solidale con chi soffre. L’assenza di riferimenti a disastri concreti o a contesti specifici rende l’immagine universale e senza tempo, adatta a rappresentare non un singolo evento, ma una condizione umana condivisa.
Per queste caratteristiche la rappresentazione risulta particolarmente efficace come immagine simbolo di un convegno o di materiali istituzionali: essa unisce dimensione teologica, sociale e civile, comunicando con immediatezza visiva l’idea che proprio dalle crepe della storia può nascere una nuova forma di comunione.
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