Stiamo celebrando il mistero della Pasqua, evento che ha segnato la vita dell’umanità e di ogni uomo. Il dono della Pasqua a riavviato un nuovo percorso per l’umanità, Cristo è sceso negli inferi per andare a recuperare Adamo (come dice un autore anonimo in una omelia del sabato santo). Lui si è umiliato fino alla morte di croce per ridonare a noi la luce della vita nuova.
Nel racconto del Vangelo oggi ancora una volta troviamo questa parola di Gesù rivolto alle donne che erano andate al sepolcro: “Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea la mi vedranno”(Mt 28,10). Il non temete infonde fiducia, probabilmente le donne avevano paura perché si sono trovate di fronte a una scena sconvolgente e incomprensibile, vedono la tomba vuota. Spesso siamo sconvolti da fatti che accadono nella nostra vita o in chi ci sta accanto, ai quali non sappiamo dare spiegazione, e talvolta ci ribaltano totalmente la vita. Gesù si rivolge alle donne per infondere serenità, affermando che Lui è vivo, non bisogna cercarlo tra i morti, Lui ha sconfitto la sofferenza e la morte. Il Risorto ci fa fare un passo in avanti rispetto ai limiti che segnano la nostra esistenza umana, in tante situazioni facciamo esperienza della nostra fragilità, in particolare quello della morte, e tutto questo crea incredulità, sorpresa, perché difficilmente tolleriamo i limiti. In Gesù risorto si apre una nuova possibilità, un nuovo spiraglio, invita le donne: “Annunciate ai miei fratelli che vadano in Galilea là mi vedranno”, quei discepoli che erano fuggiti dopo l’arresto e si erano allontani nel momento della crocifissione, proprio con loro Gesù vuole ripartire, questo ci insegna che Dio valorizza anche i limiti, da questi fa rifiorire una nuova realtà. Dal racconto del Vangelo possiamo ancora una volta constatare l’inconsistenza dell’uomo, che ha come radice la menzogna, i capi chiedono ai soldati di raccontare una falsità. La storia ci dice però che solo la Verità si afferma, perché viene da Dio, quando si percorre la via di Dio, le fatiche non mancano, ma di certo si arriva sempre alla meta, la vittoria sarà sempre del bene, questa è la certezza che viene dalla Pasqua.
Nel suo discorso San Pietro ci permette di approfondire ancora meglio la forza della vita nuova che Gesù, con la sua risurrezione, pianta nella storia. San Pietro dice: “Ora Dio lo ha risuscitato, liberando dai dolori della morte, perché non era possibile che questa la tenesse in suo potere”(At 2,24), in questa frase Pietro è esplicito, “non era possibile”, la potenza dell’amore di Cristo non poteva essere tenuta in prigione, questa è esplosiva e genera continuamente nuova vita. Tale forza è stata donata all’umanità, e quindi a ciascuno di noi, siamo dentro questo percorso di rinnovamento in cui la grandezza dell’uomo si farà sempre più chiara. Gesù non è fuggito dalla morte, ma l’ha attraversata così l’ha potuta sconfiggere, non solo la morte fisica ma ogni forma di morte è stata vinta affinché la vita trionfi. Noi siamo beneficiari di questo dono di grazia siamo oggetto della bontà di Dio, questo ci garantisce nei momenti di prova, in Lui saremo sempre vincitori, a volte non lo sappiamo come, ma se ci si abbandona alla sua bontà riusciremo a superare ogni ostacolo, anche quello della morte.
L’opera di Dio non è al di fuori della storia, ma tocca, entra pienamente nella realtà dell’uomo e gli dona sempre una luce, prospetta sempre un futuro. Se noi siamo qui a celebrare il 17° anniversario del terremoto, che ha segnato profondamente la storia di questo territorio, e perché crediamo a questa Verità di vita. In primo luogo ricordiamo le nostre sorelle e i nostri fratelli che hanno perso la vita, nelle fede possiamo dire che la mano di Dio non è venuta meno, c’è stato uno sconvolgimento per quanto è accaduto, ma ricordiamo sempre le parole di Gesù alle donne: “Non temete”. La ferita di questa perdita c’è stata ed è profonda, solo nel Risorto questa può essere guarita, pur conservando sempre il segno della ferita, infatti Gesù risorge con i segni della passione. Solo in Cristo possiamo avere uno sguardo che va oltre, che aiuta a superare questo grande scoglio, non per trovare una giustificazione o magra consolazione, ma si può attraversare questo guado della vita solo con la potenza dell’amore, solo questa forza interiore è più forte del male, questo male non è silente, si fa sentire, ma la parola dell’Amore lo sovrasta. Riprendendo le parole di San Pietro: “Non era possibile che questa la tenesse in suo potere”, si la voce dell’amore di Dio è più potente, libera, rinnova e apre alla vera speranza, questo è il centro attorno a cui ruota l’uomo.
L’altra dimensione che rivela la vitalità di questa forza interiore è la rinascita di tutta la comunità, che si esprime in tanti luoghi, forme e modi diversi. Il desiderio di futuro, di sognare una città che vive e si riappropria di tutti gli spazi per esprimere la propria vivacità sono segni di questa forza interiore suscitata dal Risorto. La linfa vitale che abita la persona umana deriva da Dio, Lui ha soffiato nell’uomo e gli ha donato la vita, non è sufficiente la tenacia e la buona volontà personale, ingredienti essenziali ma devono essere accompagnati da questa luce che proietta lontano e apre vie sconfinate. A noi il compito e la responsabilità di saper accogliere questa vitalità interiore e incanalarla con l’intelligenza del cuore, perché questa tipo di intelligenza non si stanca e non si arrende, solo così potremo continuare il cammino intrapreso per ricostruire la comunità aquilana capace di esprimere amicizia fraterna, in cui i talenti di ciascuno saranno necessari per raggiungere tale obbiettivo. Diamo spazio nella nostra vita a quella luce che il Risorto ha piantato, per aver uno sguardo più profondo e più lungo rispetto alla realtà che ci appare.
Con il Salmo 15 possiamo dire anche noi:
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio; anche di notte il mio animo mi istruisce. Io pongo sempre davanti a me il Signore, sta alla mia destra, non potrò vacillare.
Per questo gioisce il mio cuore ed esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.
Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra.

